La nostra Storia

Da quando è stata costruita, "Villa Ferrari ", anticamente detta il "Palazzo", è un luogo felice. Collocata dentro il paese di Gussola, é a un tiro di schioppo da Casalmaggiore, il paese di contrabbandieri dove si rifugiò Fabrizio del Dongo, l'eroe della "Certosa di Parma", inseguito dalle guardie di Ranuccio Farnese; da Sabbioneta, la citttadella fortificata di Vaspasiano Gonzaga; da Colorno, "la piccola Versaille" dei Borbone. Geograficamente, sta al centro di un triangolo di città tra le più belle d'Italia: Parma, Mantova e Cremona, che di Gussola e il capoluogo di provincia.

La sua felicità é il verde in cui è immersa. Un verde sontuoso, di una terra fertilissima dove ogni pianta, ogni fiore, ogni erba diventa come il paradosso di sè stesso per facilità di crescita, intensità di colori. Il Po scorre vicino, a soli otto chilometri. Le sere d'estate, quando il silenzio è rotto solo dal cantare delle rane, se ne sente il lontano respiro. Un respiro lento e solenne, com'è l'amplio fluire del più grande fiume d'italia.

La storia di Villa Ferrari si riflette attraverso le tre famiglie e i singoli diversi proprietari che si sono succeduti nei secoli, dalla sua costruzione, voluta presumibilmente dal Conte Ludovico Magio tra fine ‘500 e inizi ‘600, fino ai giorni nostri.

Da ciò che è emerso attraverso un’accurata ricerca d’archivio, la Villa, o così detto “Palazzo”, prima che Giuseppe Ferrari la acquistasse nel 1887 dal Marchese Alessandro Trecchi e da sua zia Teresa Trecchi Araldi Erizzo, era stata la casa di villeggiatura nonché casa patronale di una delle più antiche famiglie della nobiltà cremonese, i Conti Magio. La Villa e il vastissimo patrimonio, di cui faceva parte, passarono di proprietà, per linea successoria femminile, nel 1830, ad un’ altra importantissima casata nobiliare di Cremona, appunto i Marchesi Trecchi.

I Conti Magio

Narra il Bresciani che i Magio, famiglia cremonese di giureconsulti di antiche origini romane, discendevano dagli antichi Maggi Capuani, già citati da Tito Livio per aver partecipato, nella figura di Decio Maggio, alle Guerre Puniche con Annibale. Attraverso i secoli i diversi membri della famiglia rivestirono cariche di grande importanza nella cosa pubblica e dalle origini fino a tutto il medio evo non smisero mai di rimanere legati a ruoli militari di fondamentale importanza per la città di Cremona e non solo.

Furono Guerrieri e capitani di ventura, come per esempio Federico Magio, sergente maggiore al seguito di Federico Barbarossa alla III crociata nel 1189 per la riconquista di Gerusalemme;

Capitani al servizio della città di Cremona,  come, fra gli altri, Pompeo Magio che difese la città dai Parmigiani nel 1110  e ciò gli valse di fregiarsi, nello stemma della casata, dello sparviero che gremisce la quaglia;

Ambasciatori, come Enrico Magio che, alla corte di Enrico IV, ottenne il privilegio della libertà per Cremona in cambio di una palla d’oro di cinque libbre offerta in dono all’imperatore o come Federico  Magio che fu , nel 1183, ambasciatore alla pace di Costanza e quindi alla corte dell’imperatore Federico Barbarossa come portavoce dei Comuni della Lombardia;

Vescovi, come Gherardo Magio che fu fatto Vescovo di Cremona nel 1305 da Clemente V e già referendario apostolico alla corte di Bonifacio VIII.

I documenti ne provano la presenza a Gussola già dal 1300 quali proprietari di un vasto patrimonio, formato da terreni e case di vario genere, che negli anni successivi  la famiglia non smise mai di accrescere.

Nel medioevo Gussola vestiva un ruolo di grande importanza militare, avamposto strategico per la difesa delle terre cremonesi.

Casalmaggiore era esposta agli attacchi delle potenze vicine quali Mantova, Parma, Brescia e addirittura Venezia, che risalendo il Po con  le sue navi, aveva fatto lì base militare della sua flotta da guerra.

La Dama con l'ermellino di Leonardo Da Vinci ovvero Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro e feudataria di San Giovanni in Croce, Gussola e Martignana

Gussola, invece, dotata di ben due fortilizi, nascosta dalle boscaglie e protetta dagli acquitrini del Po’, rappresentava una quasi inespugnabile postazione militare a difesa del contado cremonese.

Ed è proprio al castello di Gussola, oltre che a quelli di Martignana, S. Giovanni in Croce, Rivarolo e Cividale che nel 1301 il capitano Alessandro Magio viene destinato ad addestrare l’esercito di fanti per difendere i territori cremonesi tra i fiumi Oglio e Po’, dai Mantovani e dai Bresciani.

La presenza della famiglia Magio nelle terre casalasche è ancora testimoniata dallo storico Giuseppe Bresciani che cita Asdrubale Magio quale governatore di Casalmaggiore dal 1299 al 1308.

Ghibellini, capitani al servizio della città di Cremona, in un primo tempo la difesero dagli attacchi dei Visconti ma poi si legarono strettamente ad essi, così come, in seguito, agli Sforza e agli Asburgo, tanto che all’estinzione della famiglia feudale Carminati Bergamino, a cui era appartenuta Cecilia Gallerani, la bellissima dama dell’Ermellino ritratta da Leonardo da Vinci,Ludovico Magio vantò pretese sull’acquisto del feudo di San Giovanni in Croce, Gussola e Martignana.

Come testimonia il catasto di Carlo V , tra il 1551 e il 1561 i Magio erano i maggiori proprietari terrieri della zona.

 Ludovico Magio

Ritratto di Rodolfo II d'Asburgo come Vertumno dell' Arcimboldi

La casata toccò il suo massimo splendore , appunto all’epoca di Ludovico Magio , vissuto tra fine cinque e inizi seicento, fatto conte nel 1586 da Rodolfo II d’ Asburgo,imperatore colto e illuminato, appassionato di magia, scienze occulte e astrologia, raffinatissimo collezionista d’arte.

Nominato senatore e suo luogotenente da Filippo II, re di Spagna, Ludovico Magio, stesso, era uomo di scienze e letterato, giureconsulto, oratore e vicepresidente del senato presso il Governatore dello Stato di Milano.

Sposò la rampolla di una delle più importanti famiglie nobiliari cremonesi Doralice Trecco.

Fu console di giustizia presso il Gran Duca di Toscana, Cosimo de Medici.

Fu Podestà di Lodi.

Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova, lo nominò Capitano di Giustizia del suo stato e questore a Casalmonferrato.

Filippo III lo elesse consigliere nel Consiglio segreto dello Stato di Milano.

In due riprese, dal 1592 al 1593 e dal 1604 al 1605, fu anche Podestà di Pavia.

Nel 1593 Ludovico ereditò dalla famiglia un vastissimo patrimonio terriero, di cui facevano parte anche gli importantissimi mulini sul Po’ e il diritto del reddito di dazi e gabelle come per esempio quello sul sale, comprato dal Duca di Lorena, o quello sulla Macina di Cremona e sulle porte di Gussola.

Il patrimonio che Ludovico ereditò dal padre, Nicolò Magio, comprendeva anche quella particolare proprietà sita nel cosiddetto quartiere di Villa Franca a Gussola, fatta da terreni in parte adibiti ad ortaglia, in parte a prati e terre arate, in parte a vitigni, in cui si ergeva  un notevole complesso composto da vari edifici di natura sia rurale che abitativa, delimitati a Sud da quella che negli anni a venire si trasformò in Via de' Corti proprio a causa della presenza delle fastose residenze dei vari rami della famiglia Magio e dove nei documenti subito successivi comparirà descritto il cosiddetto “Palazzo”, cioè l’attuale Villa.

Evidentemente lo stesso spirito di affermazione che lo aveva portato a vantare diritti sul feudo della Dama dell'Ermellino lo spinse a costruirsi una dimora all'altezza delle proprie aspettative di vita raffinata ma nello stesso tempo legata ad una concetto di cultura alta e ancora influenzata dalla purezza tardo rinascimentale del Manierismo.

I Marchesi Trecchi

L'ultimo erede maschio della casata di Ludovico Magio fu Alessandro che morì nel 1830, lasciando in eredità il "Palazzo" di Gussola e la gran parte del cospicuo patrimonio di famiglia ad una delle sue due figlie Orsola, andata in moglie al Marchese Manfredo VII Ignazio Trecchi.

I Marchesi Trecchi erano una delle famiglie più antiche ed importanti di Cremona, proprietari, tra l'altro del monumentale Palazzo Trecchi a Cremona, per l'appunto.

Manfredo VIII Alessandro Gaspare Trecchi

Il Garibaldi

Dal matrimonio di Orsola Magio con Ignazio nacquero tre figli: nel 1810 Manfredo VIII Alessandro Gaspare, nel 1817 Teresa Giulia che sposò il nobile parmigiano Don Pietro Araldi Erizzo e  nel 1819 Massimiliano che sposò a Milano Teresa Ghirlanda.

Orsola Magio Trecchi muore nel 1867 lasciando erede il figlio Gaspare dei possedimenti Magio in Scandolara, Martignana e Gussola, con il "Palazzo" di Via Corti, che alla sua morte nel 1877 passò alla sorella Teresa Araldi e al nipote Alessandro, figlio di Massimiliano, per essere venduto una decina d'anni dopo a Giuseppe Ferrari.

Tutti i componenti della famiglia Trecchi erano ferventi Garibaldini compresa Teresa Araldi di cui esiste, in archivio storico a Cremona, un'affettuosa corrispondenza col Garibaldi che non esita a chiamarla "Teresa mia" e le chiede in regalo degli innesti di vite (provenienti da Maiatico nel Parmigiano, dove il marito di Teresa, Pietro Araldi, aveva una proprietà e dei vitigni) per utilizzarli nel suo famoso vigneto di Caprera.

Gaspare, d'altro canto, era intimo di Garibaldi, suo aiutante di campo, partecipò alle Guerre d'indipendenza, guadagnandosi tre medaglie d'argento e il Garibaldi, riponendo in lui la più ceca fiducia, non esitò ad affidargli, nel lungo periodo della loro amicizia, svariate missioni segrete. Oltre alla passione per la cavalleria, aveva anche un grande interesse per le armi antiche di cui possedeva, insieme al fratello Massimiliano, un'importante collezione.

Colto e raffinato, grande appassionato d'arte ed artista lui stesso, socio d'onore dell'Istituto di Belle Arti delle Marche e di Urbino , socio della Regia Accademia di Raffaello di Urbino e delle Belle Arti di Milano, Gaspare fece di sua mano, tra il 1843 e il 1847, il progetto per il rifacimento in stile neogotico dell'imponente Palazzo Trecchi a Cremona.

Nella stessa ottica realizza due studi, disegnati di suo pugno, per abbellimenti da realizzarsi nel "Palazzo" di Gussola, rispettivamente nel 1836 e nel 1843 e un rilievo della facciata nel 1864.

Accanito viaggiatore, nel 1857, già venuto in possesso dei beni della famiglia Magio in Scandolara, Martignana e Gussola, tra cui il "Palazzo", li rende alla madre per ottenerne liquidità al fine di finanziare i tanto agognati viaggi in Italia e all'estero e per partecipare alle campagne Garibaldine.

Sicuramente la figura del Marchese Alessandro Gaspare attirava su di sè grande curiosità ed ammirazione nel piccolo mondo gussolese (e non solo). Garibaldino, artista, viaggiatore rappresentava un tipico esempio di eroe romantico ottocentesco.  Gli autori di "Gussola tra parola e immagine..."  ci raccontano di un modo di dire dialettale ancora oggi esistente a Gussola che quando le campane suonano a festa dice  "li suna in ducala", in riferimento a quando suonavano a festa per l'arrivo, con il suo seguito, del Marchese (nell' immaginario popolare addirittura elevato al titolo di Duca, vedi "ducala") per chiamare la gente anche dai campi a rendergli omaggio.

La famiglia Ferrari

La famiglia Ferrari venne in possesso del "Palazzo" nel 1887, quando Giuseppe Ferrari lo acquistò dal nipote del Marchese GaspareTrecchi, Alessandro.

Beppe e Giovanna Ferrari

Beppe, figlio di Renzo e nipote di Giuseppe, sposò nel 1934 la parmigiana Giovanna Ferrari  e Giovanna fu sicuramente la proprietaria che più amò la Villa di Gussola.

Agli inizzi degli anni'30, proprio in previsione del suo matrimonio con Giovanna, Beppe decise di rimodernare "il Palazzo". Commissionò allo Studio Bocchi di Parma una serie di disegni e progetti, che avrebbero dovuto abbellirlo, e intraprese un enorme intervento di tipo strutturale anche ai fini di introdurre tutte le più moderne comodità nella casa, per accogliere la futura sposa.

Dall'arrivo di Giovanna a Villa Ferrari si aprì una stagione di feste e ricevimenti che non si è mai più interrotta. Arrivavano, rombando in una nube di polvere sulla strada bianca, automobili, come l'Isotta Fraschini di Beppe, con tutti gli amici che avevano potuto imbarcare.  Tutti per partecipare a feste rigidamente in maschera con austere signore more, che si trasformavano in bionde reginette, con grandi occhi spalancati, e insospettabili signori che, calvi nella vita, ostentavano per l'occasione fluenti capelli di stoppa. Ma anche feste elegantissime, con donne fastose come regine e signori rigidamente in smoking, che scendevano da grandi macchine nere e spyders rilucenti di cromature e di vernici colorate.

Si cominciava a cucinare una settimana prima delle feste. Ma non era solo la bontà dei piatti, preparati con grande cura da uno stuolo di donne, a rendere straordinaria l'ospitalità. Era anche la raffinatezza della presentazione dei cibi su tovaglie di fiandra di corredi vecchi di centanni, con al centro della tavola trionfi di frutta e di fiori, belli come sculture antiche.

Quello di fotografare con la "Leica" chi arrivava alla Villa era un rito. Così nell'armadio chiaro dello studio si ammucchiavano pacchi d'immagini di amici sorridenti, che stavano dentro il giardino, seduti sotto il gazebo a bere il tè, o che ballavano nel grande salone in pose insieme buffe e eleganti, con un braccio alzato e l'altro attacato alla vita di mogli giovani e bellissime.

 

LA STORIA DEL PARCO

Il giardino, come appare ora ai nostri occhi, è una commistione di stili “all’italiana” e “all’inglese”, voluta dalla sua più affezionata proprietaria, la bella e appassionata botanica

Giovanna Ferrari.

Fin dal 1934, arrivata a Gussola, giovane sposa ventiquattrenne di Beppe Ferrari, si dedicò, con sensibilità e passione, al suo ampliamento ed abbellimento.

La parte più antica, quella adiacente al Palazzo, si presenta con il classico impianto di giardino all’italiana.

Si capisce, dalla lettura di un antico contratto di locazione del 1770, che a quell'epoca la proprietà agricola si fondeva con il giardino padronale vero e proprio, affidato, anch’esso, alle cure del fattore.

Il fattore doveva, tra l’altro, provvedere, per il periodo della villeggiatura del Conte a Gussola,  a somministrare alle cucine del"Palazzo" parte delle verdure provenienti dal campo attiguo, coltivato ad

ortaglia; doveva curare le piante da frutto in prossimità del pozzo e della ghiacciaia (quest’ultima serviva per conservare freschi i cibi e i vini pregiati dei Conti Magio); inoltre, doveva preservarne i

prelibati frutti, come per esempio quelli delle piante dei peri, così detti ”Inganna Gnocchi”, della “Pomella Rossa”, dei “Pomi Granati”, tutti riservati ad uso esclusivo del Conte Padrone. E, al posto del

moderno utilizzo di macchine agricole, l'affittuario si sarebbe impegnato a far sì che le “bestie”, pascolando, avrebbero tenuta tosata l’erba dei viali centrali e di quelli situati verso monte del Palazzo, nello

stesso tempo curandosi che le stesse bestie non danneggiassero i suoi preziosissimi frutti.

In seguito Giovanna, aggiunse alla parte più geometrica del giardino all’italiana uno sfondo di romantico giardino all’inglese con grandi spazi aperti a prato e, tutt’intorno al perimetro, arbusti e alberi

raggruppati a formare quinte che avrebbero dovuto proteggere da sguardi indiscreti il suo angolo di paradiso.

Nel 1943 Giovanna e Beppe commissionarono un bellissimo progetto per il rifacimento del parco a uno dei più famosi architetti paesaggisti italiani, Pietro Porcinai, ma, probabilmente, le vicende belliche ne impedirono la realizzazione.

 

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